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.. da noi ci sono questi bei posti per farci le vacanze...

 

 


..quando ero ragazzo con i miei amici era tutto un altro mondo, ci si accontentava di poco, s'andava parecchio a piedi, non c'era tutto quello che si mangia oggi, ma non ci si pensava e ci sembrava bello in quel modo..

Vi racconto
di quando s'era…

Le Feste di Natale
Da vecchi


Ragazzi

    ragazziDa noi Natale si chiama Ceppo e Ceppo era anche una specie di Babbo Natale che veniva la notte del 24 a portare qualche caramellina o una mela a noi ragazzi. Il mio amico Aldo mi ha raccontato che quando era piccino il suo babbo, nel milleottocento, il ceppo era anche un ciocco di legno che veniva messo sui davanzali delle finestre un po' travestito e con una candela dietro, e allora i ragazzi andavano a giro a vederli e dicevano "quel ceppo e' piu' bello, quello meno..". Ma noi questa usanza non s'e' conosciuta e la sera della vigilia si metteva un fastellino, cioe' una piccola fascina di legna, vicino al focarale. il camino, perche' il Ceppo si riscaldasse quando arrivava.
    I giorni prima di Natale la maestra ci faceva preparare un biglietto per i genitori dove si scrivevano tutti i nostri buoni propositi per l'anno a venire: di essere buoni e ubbidienti, di studiare e aiutare
    a casa. Il giorno di Natale ognuno metteva il suo biglietto sotto il piatto del proprio babbo, e venivano letti durante la mangiata e ogni bambino riceveva i suoi complimenti da tutti gli adulti che a mano a mano lo leggevano. Quelli piu' fortunati ricevevano un soldino o una caramella, ma in casa mia non c'erano di queste possibilita' e ti accontentavi di una carezza o di un complimento.
    In alcuni posti, come a
    Monteriggioni, il pomeriggio del giorno di Natale, alle funzioni, cioe' alla recita del rosario e di altre preghiere dove s'andava tutti i giorni, o quasi, i ragazzi recitavano delle poesie che gli venivano insegnate dal prete, e stavano tutti in fila davanti all'altare mentre i genitori e i parenti stavano nelle panche ad ascoltare. Per il resto della giornata, anche se non s'era ricevuto balocchi, giocattoli, come usa ora, si stava a casa a ruzzare, a giocare fra di noi.

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Giovanotti

    giovanottiLa sera della vigilia di Natale usava andare alla Messa di mezzanotte, e s'andava tutti a piedi e si partiva quando le campane cominciavano a chiamare. In chiesa si trovava la capannuccia, il presepio, perche' allora non usava farlo nelle case, ma solo nelle chiese e nemmeno in tutte. L'albero invece non usava e nemmeno gli addobbi per le case, tutte cose che sono arrivate dopo la guerra.
    Da giovanotti usava aspettare la mezzanotte per andare a messa stando a veglia, cioe' a chiacchierare insieme, oppure si faceva qualche tombola tra amici, ma non c'erano di mezzo i soldi e si usava i fagioli o i ceci secchi per coprire le cartelle.
    Io non ho mai ballato perche' a me non mi garbava, ma allora ballare era uno dei pochi divertimenti per i giovanotti e le ragazze. La mi' moglie, per esempio, da ragazza ci andava, dopo la Messa di mezzanotte, in qualche capanna, cioe' fienile, a ballare con altri giovani. Qualcuno portava un organetto e andavano avanti per un bel pezzo e poi tornavano, sempre a piedi,
    a casa.
    Ma le feste piu' belle venivano organizzate per l'ultimo dell'anno. A
    Monteriggioni c'era uno che era parecchi bravo ad organizzare e venivano le orchestre da Siena e le ragazze del paese, che allora era pieno di gente e di famiglie e quindi anche di tanti giovani, si mettevano dei vestiti che non s'erano mai visti, tutti colorati e scollati. Venivano anche tanti dalle campagne intorno e all'entrata ci stava a controllare il maresciallo dei carabinieri, i ragazzi non li faceva passare, e anche chi non se lo poteva permettere stava a guardare da fuori. Ma anche stare solo a guardare tutti quei giovani che ballavano era di gia' un bello spettacolo davvero.

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Uomini fatti

    uomini fattiPer il pranzo di Natale allora non usava, tra i contadini, di riunirsi con parenti di altre case, anche perche' s'era gia' parecchi, in casa mia s'era in undici, sicche' si stava noi da soli. Il pranzo era quello tradizionale delle nostre parti: minestra in brodo di cappone coi tagliatini, cioe' i tagliolini all'uovo fatti in casa, cappone in umido, e dolci di Natale, e allora voleva dire che c'erano i cavallucci che venivano fatti in casa dalla massaia, e un panforte o panforte nero, cioe' il panpepato, da un chilo che il capoccio andava a comprare a Siena. Di cavallucci te ne toccava uno ciascuno, mentre il panforte veniva diviso in dodici fette, una per ognuno di noi e una che la massaia metteva da parte per fare i migliacci quando poi, dopo le feste, sarebbe stato ammazzato il maiale. I migliacci son dei dolci che per farli ci vuole il sangue di maiale, e ora son sempre piu' difficili da trovare perche' il maiale in casa non si puo' piu' ammazzare che se ti trovano ti fanno la multa. Sono fatti col pane di qualche giorno, messo a cuocere con un po' d'acqua e poi ci va un po' di panforte e di cavallucci, zucchero, cedro candito e spezie che allora si compravano alla bottega. Si mangiano freddi con lo zucchero sopra, a chi gli ci garba. I cavallucci e il panforte di Natale quindi dovevano bastare anche per i migliacci, ora invece si mangiano anche i ricciarelli e si brinda con lo spumante, mentre prima, per Natale ci s'aveva il vinsanto o il vindolce. Il panettone si sapeva che c'era a Milano, come a Siena c'era il panforte, e il mio cognato da militare diceva in caserma a quelli di Milano che era meglio il nostro panforte di quel dolce milanese, anche se lui il panettone non l'aveva mai visto ne' assaggiato.

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Da vecchi

    da vecchiQuando s'andava in chiesa, allora s'andava tutti, vecchi e giovani, si cantava Tu scendi dalle stelle, che era la canzone del Natale e non se ne conosceva altre.
    Nei paesi in quei giorni passavano quelli che suonavano una specie di fisarmonica e cominciavano ad arrivare gli spazzacamini, ma per i poderi di campagna si vedeva solo qualche cercapane, gente che viveva in miseria della carita' delle persone, mangiando quel che capitava e dormendo nelle capanne, nei fienili.
    Quando si diventa vecchi, specialmente per le feste e per Natale ci garba stare coi nipoti perche' sembra di tornare anche noi ragazzi. Le mi' nipotine ora aspettano Babbo Natale, e sono in agitazione di gia' da un pezzo, ma per noi la festa importante era la Befana, perche' era lei che ci portava un po' di regali dentro la calza. Si prendeva una calza e si attaccava al focarale, dove, come per Ceppo, si metteva un fastellino di legna perche' la Befana si riscaldasse, quando arrivava. Poi si andava a letto presto presto e la mattina di corsa a guardare quel che c'era dentro, che poi erano su per giu' sempre le stesse cose: un
    cavalluccio, una mela, un arancio, due noci, qualche fico secco. I balocchi non se ne vedeva, sicche' per noi quella calza era il meglio che uno si poteva figurare in vita sua.
    Per la Befana usava sempre i
    chicchi, i dolci, ma i ragazzi delle famiglie che avevano piu' possibilita' per Ceppo, per Natele lo ricevevano qualche balocco. Per le bambine poteva essere una bambola e per i ragazzi un cavallino o un carrettino. Un anno un mio amico ebbe un carrettino coi bovi per regalo, ma a lui non gli garbava, chissa' forse gli sembrava da contadini, da gente povera. Pensare l'avessi avuto io! Ma insomma, noi, a dire la verita', s'era contenti lo stesso.

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